Il Beato Scalabrini e Loreto

C’è un legame speciale tra Giovanni Battista Scalabrini e la Basilica della Santa Casa, sia per la speciale devozione mariana del Vescovo di Piacenza e Fondatore dei Missionari di san Carlo, sia per i pellegrinaggi che lui stesso guidò.
Egli è infatti annoverato tra gli illustri Pellegrini, che troviamo riportati nel lungo elenco di santi e beati che nel corso dei secoli si recarono alla Santa Casa, incisi su due grandi lapidi marmoree poste nel corridoio che porta alla Sacrestia (a destra di chi entra).
Alcuni sono nomi prestigiose autorità ed esponenti della società civile e del mondo della cultura: da Cristoforo Colombo (14 febbraio 1493) al vincitore di Lepanto Giovanni d’Austria (1576), passando per Galileo Galilei (1618) e Cartesio (1619) senza dimenticare Carlo Goldoni e perfino Casanova! Più fruttuosa spiritualmente fu sicuramente la visita nel 1770 di Wolfgang Amadeus Mozart che volle tornarvi l’anno seguente e successivamente musicò le Litanie Lauretane. A questi si aggiungono Carlo Emanuele di Savoia, Stendhal, Massimo D’Azeglio, Silvio Pellico e Giosue Carducci.
Ricordiamo infine almeno quattro Pontefici di grande spessore: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ma sopratutto la visita nel 1962 di Giovanni XXIII che riveste un significato molto particolare: fu infatti il primo viaggio in assoluto di un Papa al al di fuori del Vaticano dopo le vicende dell’unità d’Italia e della Conciliazione.
Scalabrini si recò tre volte in pellegrinaggio a Loreto e gli archivi della Basilica riportano queste note sulle sue visite:
Vescovo di Piacenza, pellegrinò a Loreto nel maggio 1895, con 800 pellegrini di Piacenza, facendo loro un discorso e impartendo la benedizione, assistendo poi “pontificalmente”, alle ore 10,30 a una “messa solenne con musica”, durante la quale recitò una dotta e forbita omelia.”
Era giunto a Loreto il 10 maggio, con un treno speciale, verso le sette pomeridiane. Ripartì il giorno dopo, nel pomeriggio.
Ritornò a Loreto l’8 giugno 1896, con un ben organizzato pellegrinaggio di Piacenza, di cui si legge una relazione molto ampia su “La Vergine di Loreto” 1896, pp.223-24. Fu acclamato col grido: “W Mons. Scalabrini”!
Scalabrini fu un grande devoto del Santuario di Loreto ed ebbe motivi suoi particolari per esserlo.
Innanzitutto Loreto è il Santuario dell’Incarnazione e la spiritualità del nuovo Beato è stata proprio definita dal suo maggior biografo come II spiritualità di incarnazione”; inoltre la traslazione della Santa Casa è una “Divina migrazione” e lui e il Padre dei migranti.
Organizzò diversi pellegrinaggi diocesani a Loreto (almeno tre sono anche documentati dai suoi scritti). In occasione del sesto centenario della traslazione della Santa Casa portò a Loreto ben 741 Piacentini (10 Giugno 1895). Nell’omelia dell’Assunta dello stesso anno è ancora sotto l’emozione di quel grande evento: “Chi non ricorda con viva compiacenza il pellegrinaggio testé compiuto da cento e cento di noi alla Santa Casa di Loreto? Chi può ridire le consolazioni ivi provate, le lacrime di gioia ivi sparse, la commozione con cui lasciammo quelle mura sacrate, le preghiere, i cantici, gli evviva onde tutto risuonava l’aere intorno, l’entusiasmo con cui per l’ultima volta salutammo la casa benedetta, l’immagine taumaturgica della Madre nostra? Salve Regina! fu l’ultimo grido che levammo da lontano a Lei, interprete dei sentimenti vostri: Salve regina, mater misericordiae!”.
Quel pellegrinaggio rimase impresso nell’animo dei fedeli, se un teste al Processo diocesano per la Beatificazione di Scalabrini ricorda quarant’anni dopo: “fu tale il suo slancio nel predicare e l’entusiasmo suscitato nei fedeli che ad un determinato momento esplosero in un forte grido: “Viva Maria!” e la nostra commozione fu generale”.
C’è da dire che il pellegrinaggio, nella sapienza pastorale del Vescovo di Piacenza, era la conclusione di un itinerario spirituale, in quanto bisognava prepararvisi e, cioè, con devozione e con le devozioni. Il pellegrinaggio del centenario viene cosi presentato al termine della Pastorale per la Quaresima del 1895: “Ricorrendo in quest’anno il sesto Centenario della traslazione della Santa Casa di Loreto, il mondo cattolico, santamente commosso, si prepara a celebrarlo con numerosi pellegrinaggi a quel celeberrimo Santuario. La nostra Diocesi non deve rimanere seconda a nessuna in questa fausta ricorrenza; e perciò si è pensato di organizzare un Pellegrinaggio Diocesano, di cui si troveranno i particolari nell’unito appello.”
“Tutti conoscono le glorie di quel Santuario celeberrimo, conoscono tutti l’abbondanza delle grazie e delle benedizioni celesti che si riportano in quella Casa prodigiosa e sacrosanta (…), dove il divin Verbo si fece carne, dove insomma si compirono       i misteri più sublimi della Religione. Io vado pregustando la gioia di quei momenti solenni nei quali mi sarà dato di offrire l’augusto Sacrificio per tutti i miei amati diocesani, di distribuire io stesso il Pane Eucaristico ai fortunati presenti e di rivolgere ad essi una parola del cuore”. Quella “parola del cuore” ce l’abbiamo solo dalle testimonianze. Ma possediamo l’omelia tenuta nella Santa Casa in occasione di un altro pellegrinaggio guidato da lui stesso l’anno dopo il centenario. Dice:
“L’anno scorso io avevo la consolazione di parlarvi da questo pergamo, in questo tempio augusto, innanzi a quella Casa sacrosanta, ove abitavano Maria e Giuseppe, ove l’Angelo annunziava a Maria il mistero, nascosto ai secoli, l’incarnazione del Verbo di Dio, ove Maria proferiva quel Fiat che quasi onnipotente come quello della creazione, concepiva nel suo seno purissimo il Figliuolo di Dio e ci doveva portare ad un’era novella. Allora vi dicevo che il nostro pellegrinaggio era un atto di fede, un atto di amore, e l’anima mia era commossa, e voi pure sentivate nell’anima vostra sensi arcani di nuova vita. Che dirvi oggi?  Perché siamo ritornati a Loreto? ( … ) Per esporre a Maria i nostri personali bisogni, i bisogni, ahi quanto gravi!, della nostra città e diocesi, dell’Italia e della società che ferve: perché in Maria c’è ogni bene per ogni male.
 (tratto dalla rivista della Santa Casa e da appunti di p.Stelio Fongaro, CS)